Rob Rensenbrink, secondo al Pallone d’Oro nel 1976

Eternato nella fama per un quasi gol, il clamoroso palo dell’ultimo minuto che avrebbe consentito all’Olanda di battere l’Argentina nella finale Mondiale del 1978 (a meno che i padroni di casa si fossero riusciti a inventare un impossibile recupero). Rob Rensenbrink deve accontentarsi di una piazza d’onore già nel torneo precedente con la sua Olanda sconfitta dalla Germania Ovest. In mezzo c’è un altro secondo posto al Pallone d’Oro. Un piazzamento comunque importante, indicatore anche della grande considerazione che all’epoca aveva la Coppa delle Coppe, trofeo divorato dalla riorganizzazione delle manifestazioni continentali degli anni 90.

Il bomber olandese, giocatore in forza all’Anderlecht dallo spiccato fiuto del gol ma anche dai piedi educati com’è tradizione nella scuola del suo Paese, si vince la competizione dedicata ai trionfatori nelle coppa nazionali con 8 reti complessive, che gli valgono il titolo di capocannoniere. Due vengono prodotte nella finale contro il West Ham, un 4-2 tutt’altro che scontato. Un’altra doppietta viene rifilata al Bayern e vale la conquista della Supercoppa Europea, ciononostante il trofeo di France Football va a Franz Beckenbauerlo sconfitto del confronto. A Rob Rensenbrink resta la consolazione di essere riuscito a regalare tanti momenti importanti ai suoi tifosi, che lo hanno soprannominato “il serpente” per come sgusciava al cospetto delle difese avversarie.

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