Un risultato che fece rumore: benvenuto al calcio totale…

Ci sono tanti precedenti tra Olanda ed Argentina nelle fasi finali del Mondiali. Ovviamente su tutti s’impone la finale del 1978 che ha regalato ai sudamericani il loro primo titolo della storia, ma non va dimenticato anche il fantastico gol di Bergkamp che ha determinato il passaggio del turno vent’anni dopo, mentre è trascurabile lo 0-0 del 2006 in chiusura di girone. Ma la gara più importante ai fini della comprensione dell’identità di una rivoluzione, quella del calcio totale, è il 4-0 che l’Arancia Meccanica rifila nel 1974 a un’Argentina sconvolta, incapace non tanto di reagire ma di capire la portata del fenomeno che gli si profilava davanti. L’Olanda, infatti, viaggia nello spazio con una tale frequenza e una velocità impossibile da sostenere per una squadra abituata a ritmi compassati e – soprattutto – a una rigidità concettuale che non riesce ad avere il benché minimo adattamento. Le 4 reti potrebbero essere molte di più. E quel che davvero colpisce, è la furia dell’Olanda, che va in pressione dal primo all’ultimo minuto e risponde alle critiche di chi fino a quel momento non aveva visto la trasposizione delle meraviglie dell’Ajax in seno alla nazionale (tra le voci più scettiche, tanto per cambiare, Pelé, al quale risponde Cruyff: “Siamo noi a praticare il calcio più bello”). Il poker di gol è indicativo dello spettacolo offerto. Cruyff apre le danze scartando il portiere con una facilità irrisoria. Krol raddoppia con una bordata da fuori in seguito a una respinta da corner. Il 3-0 è puro godimento: è ancora il Profeta del gol (come lo definì Sandro Ciotti in un documentario a lui dedicato) a ispirare da sinistra con un cross perfetto trasformato con un tuffo di testa dal giustiziere della Juve in Coppa dei Campioni, Johnny Rep. Chiude ancora Cruyff, con un tap-in da posizione molto defilata. E a conferma di come l’Olanda scopra spazi inesplorati, è sintomatico vedere che nel replay di questa azione, il numero 14 non entra nell’inquadratura… Ecco perché oggi lui non può accettare l’Olanda di Van Gaal, troppo compressa in pochi metri, troppo evidente nei suoi pregi e nei suoi limiti, troppo legata al passo e alla sterzate di Robben.

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