L’allievo che supera il maestro, anche se avversario poi divenuto mentore: la storia tecnica di Xabi Alonso è netta e chiara, così come quella di Pep Guardiola quando ancora faceva il calciatore.

 

L’attuale tecnico del Bayern Monaco era un centrocampista metodista di stampo ultratradizionale che raggiunse prestissimo la prima squadra del Barcellona passando dalla cantera, incantando gli esteti per pulizia di tocco e geometrie. Un calcio semplice, che in Italia era rappresentato per esempio da Giuseppe Giannini, unico italiano nel suo genere in quegli anni, che sono gli anni del dopo-Antognoni e anni luce dalla fine dell’era Rivera.

Non è un caso che il colpo voluto da Guardiola per il suo Bayern Monaco 2.0 sia stato allora Xabi Alonso, praticamente sacrificando il più giovane e quotato neo campione del mondo Toni Kroos che aveva preso la direzione opposta sulla strada di Madrid. Un colpo a sorpresa che pensandoci bene a sorpresa non è. Eppure il Bayern Monaco nel ruolo detiene uno dei numeri uno mondiali (Bastian Schweinsteiger) e un alternativa geniale, merito di Pep, cioè Philip Lahm.

Niente da fare: Guardiola in fondo ha voluto fortemente l’unico calciatore moderno in cui si rivede, quindi costruisce intorno a un potenziale Guardiola (in tono maggiore) il calcio dei suoi sogni. E uno dei primi risultati è l’asfaltata dell’Olimpico di Roma. Il secondo è aver al momento ridotto al nulla grossa parte delle contendenti al trono della Bundesliga. Xabi Alonso è la nuova chiave, chiave a cui si affidò Rafa Benitez nel Liverpool degli anni d’oro, chiave a cui si è affidato Ancelotti per conquistare la Decima del Real Madrid salvo poi andare su tutte le furie per l’addio improvviso. E chissà se un giorno anche come allenatore Xabi Alonso sarà il nuovo Guardiola

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