Quando a decidere fu una riserva: Amantino Mancini

Sicuramente Rudi Garcia possiede un parco giocatori per il quale le mosse dalla panchina possono risultare decisive. Qualora ce ne fosse bisogno nella non facile sfida Roma-Milan – resa più complicata dal momentaneo allungo della Juventus e dal corroborante 2-0 sul Napoli da parte della banda Inzaghi – una fonte d’ispirazione può arrivare dal precedente del 2005-06.

In quella circostanza il confronto fra tecnici riguardava Luciano Spalletti e Carlo Ancelotti, due che hanno dato un’impronta identitaria di lunga durata alle loro squadre. Inzaghi era già in panchina, ma nelle vesti di giocatore buttato nella mischia solo a 10 minuti dal termine, quando anche un predone come lui poteva fare troppo poco per aggiustare la situazione. Che era favorevole ai padroni di casa, bravi dapprima a resistere alla serata di Seedorf, più volte pericoloso dalle parti di Doni, soprattutto a inizio gara quando De Rossi gli regala un disimpegno e lo mette nelle condizioni di battere verso la porta.

Nella ripresa, si vede Amantino Mancini a bordo campo fare cyclette per riscaldarsi (a metà gennaio fa freddo ovunque, anche nella Capitale). Entrato al posto di Aquilani, il brasiliano si segnala subito come il giocatore in grado di far cambiare passo alla squadra. Fino a quando gli arriva il pallone buono da Totti e lo indirizza alle spalle di Dida, ingannato anche da una piccola deviazione dell’olandese Stam.

Amantino Mancini si è perso totalmente, finendo addirittura nella serie D brasiliana. Totti, De Rossi e Inzaghi, però, ci sono ancora.

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