Verona-Napoli 1989-90: Massimo Mauro s’inventa un gol capolavoro

Fra le tante cose che hanno stancato Rafa Benitez – e che potrebbero anche contribuire a non prolungare la sua esperienza italiana – c’è il fronte mediatico. L’esponente principale dell’idiosincrasia del mister spagnolo è diventato Massimo Mauro, trattato come un avamposto juventino all’interno di Sky. I commenti dopo Verona-Napoli, sempre ammesso che ci siano nell’emittente diretta da Fabio Caressa, potrebbero riportare un po’ di serenità mediante il ricorso a un ricordo caro a entrambi i contendenti: il centrocampista oggi opinionista e la tifoseria napoletana.

Nella stagione di grazia 1989-90 anche i due punti guadagnati a Verona risultarono importanti per dare al Napoli il suo secondo e ultimo scudetto della storia. E quella gara al Bentegodi, giocata alla quarta giornata, resta nella memoria di molti per tanti motivi, non ultimo il clima infuocato nel quale si giocò. Non tanto per la situazione di classifica dei veneti, ancora a zero punti dopo 3 giornate. A rendere irrespirabile il clima allo stadio furono i continui cori della tifoseria gialloblu inneggianti al Vesuvio sotto svariate forme. Al contempo, al fischio finale, i dirimpettai napoletani pensarono bene di fare invasione in campo e di dirigere sotto il settore delle Brigate Gialloblu con gesti non proprio amichevoli. Insomma, si stava peggio quando si stava peggio, è il caso di dire.

La gara terminò 1-2 e il primo acuto è proprio opera di Massimo Mauro. Un giocatore talentuoso, magari non svelto di corsa ma si dai pensieri profondi e che giustamente rivendica di avere avuto l’onore di frequentare le squadre che avevano numeri 10 speciali: Zico all’Udinese, Platini alla Juventus e Maradona nel Napoli. Quel pomeriggio Diego Armando non c’è e lascia la prestigiosa maglia proprio al ragazzo di Calabria, che s’inventa un gol capolavoro. Grande azione portando palla con bella eleganza, finta di sinistro, rientra con l’altro piede e scaglia un tiro che supera il giovane Angelo Peruzzi.

Nella ripresa uno sgambetto alquanto inutile di Gaudenzi su Carnevale induce Longhi a decretare il calcio di rigore. Al dischetto va Careca, con breve rincorsa e piede preciso per spiazzare il portiere. Il Verona ha un sussulto d’orgoglio e riapre prospettive di pareggio con un tiro in mischia di Gutierrez. Ma nel finale, non si va oltre a tentativi generosi e Giuliani non è costretto a interventi realmente importanti.

Questo Napoli, a differenza di quello odierno, piace mediaticamente. E in particolare al vate Gianni Brera, che vede nella squadra di Albertino Bigon un’applicazione riveduta e corretta dell’amato calcio all’italiana: difesa e contropiede. A maggior ragione quando le necessità di dover fare a meno di Maradona induce alla virtù del realismo, quella che forse Benitez non sa coltivare, tenendo conto dei recenti rovesci fuori casa tra Palermo e Torino.

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