Ci sono esempi da imitare, presi singolarmente, dai quali poi cercare di non immedesimarsi in quanto a contesto: solo all’apparenza il prossimo turno presenta un Genoa-Milan dal basso profilo, ma in realtà ci sono significati profondi sia in chiave duello ideale contro i cugini della Samp per i rossoblù, sia in chiave tecnica e motivazionale per i rossoneri.

Un esempio da imitare, uno a caso ma che riconduce a oggi, è quello di Claudio Onofri nella medesima sfida che prese anima al Luigi Ferraris di Genova nel girone di ritorno della stagione 1983/84. Non solo Onofri era capitano difensore di quel Genoa (che poi retrocesse) e non solo di fronte c’era un Milan da centro classifica (esattamente come quello di oggi), senza anima né nerbo.

E oggi come allora per il Diavolo ci sarà un Antonelli da affrontare. Già perché Roberto Antonelli contribuì allo scudetto della stella, poi la vestì anche quella prima magica casacca prima di passare al Genoa e affrontare proprio in quella partita, da assatanato protagonista, il “suo” Milan. Terminò 2-0, dopo Onofri segnò Briaschi su calcio di rigore dopo averne fallito un altro. Adesso, per tornare alla saga famigliare, tocca a Luca Antonelli, figlio di Roberto e prodotto del vivaio rossonero di cui è stato anche capitano delle formazioni Berretti e Primavera. Papà attaccante, figlio fluidificante, cuore milanista, missione battere il club che ti ha lanciato.

Per farlo, non c’è nulla di meglio che immaginare quindi un Daniele Portanova che sblocchi la partita, come Onofri magari, con uno stacco imperioso da corner (per Onofri si tratta tra l’altro dell’unica rete in Serie A nonostante la lunghissima carriera), visto che il roccioso difensore romano prelevato dal Siena è anche capitano di questo Grifone che con Gasperini, a differenza di quel maledetto 83/84, s’è tirato fuori dal pantano della lotta per non retrocedere abbastanza in fretta e ritrovando in parte il bel calcio della prima gestione del tecnico torinese tornato a gran voce sulla panchina del Genoa.

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