Un 2-0 “accettabile”

De Rossi e Totti: loro i superstiti del Bayern-Roma che inaugurò l’avventura giallorossa nella Champions League 2010-11. E’ il segno di quanto profonda sia stata la trasformazione da quella squadra, all’epoca condotta da Ranieri, a quella di oggi di Garcia. Piuttosto, sono i tedeschi ad avere un minimo principio di maggiore continuità, certificata dalla presenza di Lahm, Schweinsteiger e soprattutto di Muller, autore del gol che diresse in favore dei padroni di casa la gara. Rete che arrivò a undici minuti dal termine, a dimostrazione della solidità della Roma, che poi venne trafitta ancora dal futuro laziale Klose.

Ma quella, è bene ricordarlo, era una Roma in difficoltà estremamente più rilevanti rispetto agli inciampi di oggi, tra l’1-7 dell’andata e la bocciatura di Napoli. Tanto che a inizio stagione aveva già cambiato guida (da Spalletti a Ranieri). Il problema in partita era stata un’eccessiva timidezza, certo, e anche qualche imbarazzo tattico perché Ranieri era profondamente convinto che il tridente non fosse sopportabile dal resto della squadra, che perdeva la sua compattezza troppo facilmente. Concetti sui quali peraltro deve lavorare anche Garcia, che oltretutto deve inculcare nei suoi una convinzione non semplice: credersi non inferiori tecnicamente rispetto ai mostri teutonici. A partire da Thomas Muller, già all’epoca autore di una rete che fanno solo i campioni. Ma se si ha paura, se non ci si misura anche sul piano individuale sulla loro completezza di repertorio, diventa difficile uscire indenni, oggi come ieri    

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