Quarti di finale di Coppa Italia: il precedente Parma-Juventus del 1993

22 anni fa era certamente un altro mondo (di solito si dice dell’epoca pre-crollo del muro di Berlino, ma nel calcio è una valutazione che talvolta si potrebbe spendere anche per pochi giorni…). Anche allora Parma-Juventus si affrontarono in semifinale di Coppa Italia. Altri i protagonisti sulla panchina, due veri e propri totem nella storia delle due società: Nevio Scala da un lato, Giovanni Trapattoni dall’altro. Il momento non è esattamente dei più propizi per le due squadre: gli emiliani sono andati a perdere in campionato tre giorni prima in quel di Udine; i bianconeri sono reduci da un 2-1 incassato a Bergamo e sanno che è nelle coppe (compresa la Uefa) che possono dare a una stagione altrimenti ben poco soddisfacente. La gara ha un’ipoteca nel risultato dell’andata (la formula della Coppa Italia era diversa da quella odierna): un 2-1 a favore della Juventus, con Gianluca Vialli nella parte del protagonista che ha firmato entrambi i gol dei padroni di casa.

A rendere attuale il Parma-Juventus del 10 febbraio 1993 c’è anche il dibattito sugli arbitri, le moviole, i centimetri e quant’altro comunemente affolla la quotidianità mediatica del calcio italiano. La direzione di gara era affidata a Ceccarini. E gli episodi dubbi non mancarono. I ducali si lamentarono per un contrasto di Kohler non sanzionato con il rigore. Questione di minuti, però. Lo stesso numero 7 del Parma si inventava un’azione vigorosa al limite dell’area, interrotta da uno sgambetto di De Marchi. Il difensore bianconero, in maglia gialloblù per l’occasione, ammetteva tranquillamente il fallo indicando il punto del contatto qualche centimetro prima della linea dei 16 metri. Ma il guardalinee non era dello stesso parere e pertanto Brolin si trovò l’occasione di regalare ai suoi vantaggio e conseguente momentanea qualificazione. Detto, fatto. Tiro centrale, Peruzzi spiazzato, lo svedese esultante con il suo solito saltino a commento dell’evento.

Ma la ripresa cambiava il quadro. Casiraghi firmava l’1-1 ma non veniva convalidato per fallo su Matrecano (al di là del merito del momento, certamente l’ariete juventino era tra quegli attaccanti che facevano sentire la pressione sul difensore preposto al loro controllo). Il pareggio regolare, sebbene anche in questo caso non privo di discussioni, era una prodezza assoluta del tedesco Andy Moeller. Una botta al volo dalla lunghissima distanza, tale da sorprendere Taffarel, mal posizionato e pure un po’ goffo nel tentativo di respingere la sfera. Palla sulla traversa e rimbalzo appena oltre la linea, giusto per alimentare qualche bel ragionamento sulla necessità (o sul desiderio) di possedere qualche strumento tecnologicamente avanzato per togliere l’alea d’incertezza a queste situazioni (anche se non c’era Tavecchio a parlare di “occhio di bue”, mettendo il falco a riposo nel bestiario pallonaro).

Juve qualificata, anche se sarà inutile perché al turno successivo si troverà un muro granata a infrangere il cammino. Non sarebbe però un Parma-Juventus di quei tempi senza un po’ di sane espulsioni, come da tradizionale copione degli anni novanta. E se il rosso a Minotti rientra nella normalità di un finale convulso, quello a Ravanelli che era serenamente seduto in panchina merita invece di essere ricordato.

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