Chi ha tradito la gerarchia iniziale dell’urna

Piccola premessa: è assai intrigante tornare all’inizio dei giochi. Quando l’urna che si guardava con curiosità e qualche preoccupazione era la numero 2 tanto per la Juventus che era sistemata in quella delle grandi, quanto per la Roma che stava un posto al di sotto. Manchester City e Bayer Leverkusen, uscì fuori, insieme a tutto il resto, e a conti fatti sono stati proprio questi confronti che hanno dato la misura positiva di ciò che sono stati bianconeri e giallorossi, di quanto hanno fatto per riuscire a passare il girone. Bisognerebbe comunque soffermarsi qui, sopra ogni valutazione troppo legata all’ultima recita, con la Juve che butta via il primo posto a Siviglia e la Roma che aggancia il secondo tra i fischi del suo pubblico, che avrà pur ragione nel denunciare rumorosamente la scarsa qualità dello spettacolo offerto, ma che dovrebbe comunque ricordare due cose: che la qualificazione agli ottavi non è proprio roba di tutti i giorni dalle loro parti e – soprattutto – che i percorsi in Champions League non sono mai troppo lineari, sebbene il 6-1 ricevuto al Camp Nou pesi alquanto sull’idea di futuro che si può coltivare. Ma il bello di questa competizione è che il risultato conta davvero in maniera sostanziale, laddove la vulgata generale e generica enfatizza soprattutto le tappe della corsa del campionato, dove d’irreparabile non c’è quasi mai nulla e tempo per recuperare (e per dibattere sulla qualità del gioco) ce n’è sempre parecchio.

Tornare all’inizio, a livello generale, per scoprire chi ha veramente deluso tra le 16 che ai nastri di partenza – per ranking, storia recente, prospettive regalate dal sorteggio – avevano il dovere di passare il turno. Un poker di squadre che avrebbe sicuramente potuto fare di più non solo perchè occupanti l’urna 2, ma perchè nel percorso del girone hanno avuto un momento nel quale le cose potevano andare decisamente meglio. In rigoroso ordine di girone, il Manchester United merita il primo posto (estendibile peraltro per il vizio d’origine: con quel genere di fatturato che si ritrova, la fame che avrebbe dovuto nutrire dopo un periodo buio e l’esperienza del santone Van Gaal il suo approdo in Europa League gli impone di vincerla se vuole cancellare la brutta figura). I Red Devils alla prima giornata del ritorno erano primi e si sono buttati via con uno 0-0 contro il Psv all’Old Trafford: ci ha messo del suo il portiere ospite, il ventiquattrenne Jeroen Zoet, a negare 3 punti che avrebbero garantire il perdurare del primato. Se poi si aggiunge che anche nell’ultima gara a Wolfsburg Martial aveva incanalato nei giusti binari la situazione, prima del ribaltone che ha rovesciato le sorti a favore dei padroni di casa (nell’urna in fascia 4, dovevano essere i più deboli), non si può che gettare la croce addosso a un club che per censo dovrebbe stare sempre tra le prime 8 d’Europa. A rendere ancor più sconcertante la situazione è che la disfatta in terra tedesca corrisponde esattamente a ciò che aveva inaugurato il cammino in Champions league, quando anche in Russia lo United si era portato in vantaggio ed era uscito sconfitto dal Cska. Va bene chiudersi una porta sul futuro, ma riceverne due in faccia in testa e in coda sono davvero troppo per non pagare un giusto prezzo.

I rimpianti del Bayer Leverkusen possono anche restringersi agli ultimi minuti del generoso assalto al Barcellona e al poco spirito “nazionale” di Ter Stegen, il tedesco portiere che ha permesso ai catalani di conquistare un pleonastico 1-1, sportivamente però prezioso. Ma la vera contabilità pesante risale alla giornata precedente, quando ha avuto 20 minuti a disposizione sull’1-1 con il Bate Borisov per portarasi in vantaggio senza riuscire in un’impresa che sembrava più che possibile. Il condizionale è però d’obbligo, pensando a quanto non è stata capace di fare la Roma nel brutto 0-0 dell’Olimpico, anche se Rudi Garcia rivendica i 24 tiri effettuati per sbloccare il risultato (ma c’è un indizio del periodo negativo della scorsa stagione a pesare: chi ha calciato di più è stato Nainggolan e non dovrebbe proprio essere lui il più attivo in una squadra che vanta Dzeko ed esterni teoricamente frizzanti).

Campione di suicidio è però probabilmente il Porto, che ha chiuso in testa il girone d’andata e – cosa ancor più incredibile – possedeva un bel +5 sulla terza in classifica a 180 minuti dall’epilogo. Il crollo è stato totale: 0-2 in casa con la Dinamo Kiev, identico risultato a Londra con il Chelsea. Casillas ci ha messo del suo, l’autogol che ha aperto la gara dello Stamford Bridge ha quel tipico sapore di gialappesco che fa capire che non è il momento, ma i lusitani sono apparsi i lontanissimi parenti di quella squadra convincente che si era vista nella prima parte. Il bello (o meglio, il brutto e il beffardo) è che il Porto dell’ultimo periodo è quello che nel suo campionato ha raccolto 4 vittorie di fila con 9 gol segnati e uno solo incassato.

Infine, il Valencia. La sconfitta all’ultima giornata in casa contro il Lione è stata ininfluente per la classifica, il Gent non ha abdicato dal secondo posto e anche un successo non sarebbe servito a niente. Più che come una resa in anticipo o per via delle notizie provenienti dal Belgio, la si deve leggere probabilmente come una mancanza totale di energie dopo il buon 1-1 conquistato in Liga con il Barcellona, maturato in una gara di totale ed estrema sofferenza che ha saputo però trovare il premio nel finale. Anche per gli spagnoli, però, l’occasione perduta è clamorosa vedendo il percorso delle prime 3 giornate, quando avevano 5 punti di vantaggio sul Gent. Da quel puntol, però, il Valencia non si è più mosso, collezionando 3 sconfitte, non segnando neanche una rete e arrivando al cambio d’allenatore con l’assunzione di Gary Neville. Da uno cresciuto alla scuola Ferguson ci si deve aspettare legittimamente un pronto riscatto in Europa League.

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