Ottavi di finale: Brasile-Cile. Proprio come a France ’98

Se vuole andare avanti in un Mondiale finora più che positivo – non scriviamo trionfale per le altissime aspettative che ci sono e vano soddisfatte – è bene che Neymar si ispiri a Ronaldo invece che a Pelé. Intendiamoci, di O’Rey il fuoriclasse del Barcellona ha l’audacia delle giocate, l’elevazione improvvisa e sospensione, la creatività nella confezione dei gol. Ma per superare il Cile agli ottavi di finale è bene che si riguardi Ronaldo il Fenomeno, che a France ’98 fece una partita mostruosa nell’identico punto del calendario, spazzando via la squadra che pure vantava in attacco Salas e Zamorano (due che oggi farebbero comodo a tutti, compreso all’ottimo Sanchez). 4-1 il verdetto francese. Tralasciamo la doppietta di Cesar Sampaio, un centrocampista che in quel Brasile faceva la parte della concretezza per rendere fruttifera la grande bellezza dell’insieme, due gol, nati da palla inattiva, una soluzione che finora i verde-oro non hanno sfruttato adeguatamente. Concentriamoci su Ronaldo,  davvero irresistibile. Si procurò il rigore, che poi andò a trasformare non senza qualche patema, visto che Nelson Tapia toccò il pallone, non riuscendo però a correggerne la traiettoria. Poi calò il poker con una conclusione a tu per tu con il portiere, spiazzandolo comodamente al termine di un’irresistibile azione della squadra. Oltre ai due exploit, si segnalano due legni colpiti, che avrebbero potuto incrementare bottino e classifica cannonieri (per raggiungere in vetta Davor Suker gli mancarono giusto questi due gol…). Insomma, una gara da incorniciare. Se poi si vuole cercare il pelo nell’uovo, rappresentato dallo sviluppo degli eventi, è bene ricordare che quel Mondiale il Brasile non lo vinse, battuto dalla Francia padrona di casa. E che Ronaldò tornò in patria alquanto zoppicante. E che in tribuna sorrideva felice Ronaldinha. E che sarebbe diventata la moglie di un altro calciatore. Ma queste sono tutte cose che è bene non far sapere a Neymar.

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