Il 28 marzo del 2008 il quotidiano sportivo torinese Tuttosport apre così, protagonista David Trezeguet ancora centravanti titolare della Juventus anche dopo l’anno in Serie B: “Juve, prendi Piatti”.

A dirlo, magari non proprio così a gran voce, è proprio il franco-argentino, intervistato ad hoc per la prima pagina. E aggiunge: “Un fenomeno come Valeri, Pellettieri e Buonanotte”. Insomma, parrebbe un consiglio a tutto tondo quello del campione transalpino, fondato sulle proprie radici e il suo mai scemato interesse verso il calcio della patria materna (tant’è che ancora in Argentina gioca, nel volgere al termine della propria carriera).
Quattro nomi secchi. Da Juve. Potenzialmente. Due calciatori dalle spiccate attitudini offensive senza essere attaccanti (Pablo Piatti appunto e Diego Buonanotte) e altrettanti centrocampisti centrali vecchia scuola (Agustin Pelletieri e Diego Valeri). Tutti ancora nel pieno oggi della propria carriera professionistica, anzi teoricamente nell’età di maturazione ed espressione ideale. E quasi a farlo apposta, tutti di chiare origini italiane. Ma che fine hanno fatto?
Con il senno di poi, una fine non certo da top-club, per lo meno stando alle aspettative (non solo quelle di Trezeguet) che li circondavano. Ovvero…

PABLO PIATTI – Oggi al Valencia, ovvero nella Liga, dopo aver fatto tappa all’Almeria che fece follie per averlo rivendendolo poi a meno di quanto pagato in precedenza per 7 milioni di euro. Il suo problema è forse stato la scarsa personalità, oltre a quell’etichetta di enfant-prodige che spesso rema contro (fu il convocato più giovane di quella straordinaria selezione Albiceleste che vinse il mondiale Under 20). A meno di esplosioni subitanee, da Juve non lo era, non lo è e forse non lo sarà mai…

DIEGO BUONANOTTE – Finito quasi sottotraccia nell’ultimo giorno di mercato al Granada della famiglia Pozzo quando pareva che Zamparini lo avesse convinto ad andare a Palermo appena un anno prima, Buonanotte è il peso leggero dei pesi leggeri. Un metro e 57 per 56 chilogrammi, misure che in questo calcio può mettersi forse soltanto un Maradona (o un Messi primissima maniera). Guarda caso anche lui mancino naturale, l’occasione l’ha avuta nel Malaga perché cadde in biancazzurro nell’anno buono. Occasione persa, Dieguito fa un altro mestiere, Trezeguet per ora fa ancora il calciatore e non il procuratore, risollevarsi non sarà facile mentre di crescere ormai non se parla più.

AGUSTIN PELLETIERI – Una storia da Libro Cuore. Quindi va bene così, defilato oggi nella Major League americana con la maglia del Chivas dopo che in patria vinse da guerriero un campionato con il Lanus e abbia poi avuto una discreta parentesi al Racing Avellaneda. Proprio in quell’estate 2008 arrivò per lui, calciatore dilettante fino a 17 anni, la chiamata dall’Europa (AEK Atene, in Grecia, esperienza rapida e indolore oltre che incolore) e anche il primo gettone in nazionale. Il ferro va battuto quando è caldo, lui ha fatto il massimo di ciò che poteva fare, ma la Juventus resta la Juventus. E di mediani che corrono a perdifiato quello bianconero è storicamente un club che se ne intende…

DIEGO VALERI – Gioca a Portland nonostante il cartellino sia ancora di proprietà del Lanus, club di ottimo livello in Argentina e del quale Valeri resta una bandiera. In effetti pareva alle origini il mix definitivo tra Veron e Simeone, quanto di meglio un centrocampista moderno potesse vantare. E tutto ha sempre funzionato finché Valeri ha potuto agire da profeta in patria. A puntare su di lui in Europa, forse anche senza leggere il labiale di Trezeguet, fu il Porto ma anche nel suo caso il Vecchio Continente è stato il sogno da provare e abbandonare. Oggi non è più il giocatore di una volta, ma resta un volante completo, di quelli che ogni club di medio profilo vorrebbe avere in squadra. E pure l’allenatore vorrebbe. Alla Juve, però, avrebbe probabilmente fatto la fine del connazionale Almiron…

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