La posizione di Hernanes possibile codice della Juve 2015/16. Dove gioca meglio e dove gioca peggio

La questione sul se sia nata prima la gallina o l’uovo è secondaria rispetto ad uno dei grandi quesiti sorto come problema addirittura prima della nascita del gioco più bello del mondo: è il calciatore a doversi adattare al modulo che l’allenatore sceglie o l’allenatore a dover scegliere il modulo in base ai calciatori a disposizione? Altrove il dilemma è stato superato con una concezione manageriale dell’allenatore che nel calcio italiano però non è ancora arrivata, salvo rari casi di tecnici con un peso politico influente in società, quale il Mourinho dell’Inter, tanto per citare un caso. La questione si ripropone tra i corridoi di Vinovo, dove la Juventus ultima in campionato, a zero punti dopo due partite, è alla ricerca della scintilla che possa accendere il proprio gioco. Il trequartista è arrivato: Hernanes.

Aldilà della questione economica, dell’appeal inferiore ai grandi nomi che circolavano da giugno e di qualche rifiuto beccato da Marotta in giro per l’Europa e per l’Italia, l’acquisto di Hernanes è un’esigenza tattica alla quale la Juventus doveva assolutamente sopperire. Il trequartista in senso stretto ma non solo: alla Juventus serviva qualcuno in grado di far girare la palla a centrocampo. Hernanes è in quest’ottica un acquisto ante litteram azzeccato. Ma quale Hernanes serve a questa Juve? Il brasiliano ha negli anni (e ne ha circa una decina di calcio professionistico alle spalle) mostrato varie facce dello stesso cubo. Regista di metà campo in Brasile, trequartista alla Lazio, con qualche eccezione. La stagione migliore di Hernanes è senza tanti dubbi il 2012-2013, giocata con la Lazio di Petkovic. Schema tattico: 4-1-4-1, e il brasiliano nei 4 dietro Klose come “interno di destra”. La posizione è ambigua dal punto di vista tattico: un po’ trequartista, un po’ interno di metà campo costretto a “fare presenza” in mediana. Le cose migliori le ha fatte così, in quello schieramento tattico.

Picchi di qualità e talento che hanno portato alla Lazio ricordi belli dei tempi che furono. Su tutti il derby di ritorno dell’aprile 2013 giocato contro la Roma in quella posizione, con tanto di gol del vantaggio. Da ricordare anche il 3-0 di Pescara, sempre con gol e la prestazione sublime nella girandola di emozioni del match contro il Milan (3-2). Risultano essere queste le migliori prove di Hernanes in quel ruolo ibrido del quale abbiamo già parlato. Il “ritorno al futuro” nel ruolo del centrocampista centrale fu un’operazione che alla Lazio vide qualche timida manifestazione, senza successo. Emblematico un Lazio-Inter (1-0, 2013) giocato tra sprazzi di geometrie e giocate e apatico silenzio. Lo stesso tentativo non riuscì nemmeno a Mazzarri, che nel 3-5-2 provò ad ingabbiare Hernanes come interno di destra di un centrocampo che di fatto non girava. Le premesse alla Juve sono diverse, ma sarà difficile vedere il brasiliano in quel ruolo.

L’incognita principale al momento è rappresentata proprio dal ruolo che Hernanes andrà a ricoprire in questa Juve, che ha scoperto in Pereyra un ottimo centrocampista e ha mostrato lacune importanti (e imbarazzanti) in mediana. Ma Hernanes non è un regista, e guai a confondere i buoni piedi con la capacità di dispensare palloni in fase di costruzione. Non è nemmeno un calciatore che ha mai giocato nel 4-3-1-2 come trequartista. Nella Lazio prima e nell’Inter di Mancini poi, Hernanes non ha mai giocato come trequartista a supporto di un attacco a due: ha sempre giocato sulla trequarti ma sul centrodestra o in quel 4-1-4-1 già citato. Alla Juve serviva un trequartista, ha preso Hernanes. Il passo successivo, che spetta ad Allegri, sarà mostrare che alla Juve serviva Hernanes.

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