La Roma di Garcia rimane sotto 3-0 dopo mezz’ora: i giallorossi riescono solo parzialmente a rimontare con Gervinho e Torosidis

Son partiti in sedici per la Bielorussa con Rudi Garcia. Poi si è aggiunto Iago Falque ed è un particolare non trascurabile nel diario di bordo del viaggio verso Borisov. Rudi Garcia ha il grande problemi degli infortunati, le scelte quasi obbligate e qualche cruccio, di ritorno dalla trasferta europea che riporta la Roma sulla Terra, o meglio in Europa, dopo la vittoria sul Carpi.

Poche scelte, ma pesanti, visto il risultato finale. Il ballottaggio era uno solo: Sczcesny o De Sanctis per la porta. Il primo non è al meglio ma è stato il titolare contro Juventus e Barcellona, nelle due partite più importanti fino ad ora. Sembra il titolare ma Garcia non vuole dirlo. E non vuole nemmeno sentirlo. Aveva giocato sempre, fino alla frattura del dito rimediata contro il Barcellona. Da allora era rientrato De Sanctis, che nell’anticipo di Sabato contro il Carpi aveva addirittura parato il rigore a Matos. Il polacco è quello che viene visto di più, ma non sta bene. L’italiano è una sicurezza, ma sarebbe la riserva, nelle gerarchie iniziali. Garcia va all-in su Sczcesny e perde tutto quello che ha puntato. Il portiere ex Arsenal ha enormi colpe sul secondo gol, non dà sicurezza: è una scelta sbagliata. Col senno di poi è facile, ma infondo la tempistica sulle scelte è la differenza, per niente sottile, che passa tra il cronista sportivo e l’allenatore.

Le altre scelte sono quasi tutte obbligate. Ce ne sarebbe una da prendere: riguarda il terzino sinistro. Garcia ci vede Florenzi, come contro il Barcellona. E come sempre in questo avvio di campionato. Torosidis quindi rimane in panchina. La Roma parte e parte male. Prende tre gol in un tempo, sembra un incubo. La squadra difende malissimo, il centrocampo è un colabrodo incapace anche di gestire i palloni più semplici.

Vainqueur lascia il posto a Iago al 39′. È la prima soluzione al disastro imminente. Iago si allarga e l’attacco diventa a 4, con Gervinho e lo stesso ex Genoa larghi: al centro Iturbe e Salah. Dura sei minuti più recupero l’illusione di uno schieramento del genere. A fine primo tempo un altro provvedimento: fuori Iturbe per Torosidis. Meglio tardi che mai. Il greco fa il terzino, Florenzi fa il centrocampista. Sarebbe l’ordine naturale delle cose, ma a Rudi Garcia servono tre gol subiti e 45 minuti per capirlo. Florenzi lascia spesso Nainggolan e Pjanic da soli a metà campo e si sposta a fare l’esterno, arriverà anche a colpire la traversa nel finale. Sarebbe uno dei migliori centrocampisti in circolazione in Europa, ad oggi, ma è visto come un buon terzino di ripiego.

La partita di Rudi Garcia contro il Bate Borisov è quella di chi è partito per una trasferta lunga (e difficile) con pochi elementi e le scelte quasi obbligate. Avrebbe dovuto farne solo due, o forse sarebbe più giusto dire una e mezza, se Florenzi era certo di giocare nel ruolo di esterno basso. Le ha sbagliate tutte e due, poi ha rimediato, più o meno, a gara in corso. Ma era troppo tardi. Può essere il punto di partenza per una Roma chiamata al salto per non rimanere l’ “eterna incompiuta” che è sembrata in Bielorussia. Perché questa squadra non lo meriterebbe.

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