Il Babacar fiorentino e quello rossonero: due giovani pronti a raccogliere l’eredità di Didier Drogba. All’estero ci sono invece Moussa Konatè e Vincent Aboubakar

Forza fisica, abilità aerea, protezione della palla. Tradotto: Didier Drogba. Una diagnosi tuttora scontata e ridondante ma altrettanto nota prima dei tempi migliori d’Oltremanica. Per la gioia dei Blues, che da Marsiglia raccolsero il miglior giocatore della Ligue 1 2003/2004. Oppure, simmetricamente, per il dissenso della Juventus, beffata e paralizzata dall’ingordigia dei londinesi in quell’asta di calciomercato, ormai 11 anni fa. Tre caratteristiche poi nettamente palesate nel corso di una carriera che fissa l’attaccante ivoriano come esemplare unico del calcio moderno. Lo sa bene Jose Mourinho, senza il quale Drogba non avrebbe avuto tale risalto. Lo può testimoniare Di Matteo, che la coppa dalle grandi orecchie l’ha alzata grazie alla tigna del cavallo di Abidjan. Non possiamo ignorarlo noi stessi, oggi immobili e impotenti nei confronti di un’era conclusa. Perché, come spesso accade, ai palcoscenici importanti bisogna saper rinunciare prima o poi. Con l’idea che dal continente nero c’è sempre una gazzella in più, semplicemente gazzella, al momento, desiderosa di farsi notare.

I talenti africani pronti a sostituire Drogba non mancano, soprattutto in terra nostrana. Il primo è sicuramente Khouma Babacar. “Il nuovo Drogba” è stato di fatto il suo primo soprannome. Indicativo di un fisico imponente che lo consacra a centravanti di razza, benché negli anni (che son pochi) sia stato schierato più volte persino sulla fascia. Arrivato alla Fiorentina nel 2009 come enfant prodige, Cesare Prandelli lo ha portato da subito in prima squadra. L’impatto però non è stato dei migliori e il senegalese ha dovuto adeguarsi alle prese di posizione della società toscana, decisa a mandarlo altrove (tra Spagna e Serie B) per eliminare quel senso di acerbità caratteristico di ogni giovane promessa. Saggia decisione culminata in un ritorno che se non è glorioso, poco ci manca. Il recente rinnovo ne è una conferma.

Ma il Babacar fiorentino non è l’unico a candidarsi come erede dell’ivoriano. Basta spostarsi di qualche chilometro più a nord. A Milano, di Babacar ce n’è un altro. Il nome completo è M’Baye Babacar Niang. Un francese di origini senegalesi che quest’anno rientra a pieno nei progetti del nuovo Milan targato Mihajlovic. Le nomee che lo etichettavano come giocatore di scarsa freddezza sotto porta sono passate o quasi. Perché nel suo ultimo trascorso al Genoa sembra aver imparato ad inquadrare la porta nella giusta maniera. Allo stesso modo, sono lontane le voci che tempo fa volevano Drogba in maglia rossonera. Ora, ritrovarselo in casa farebbe di certo più comodo.

Altro senegalese. Altra conoscenza del nostro calcio: Moussa Konatè viene ricordato per le sue cinque reti nei Giochi Olimpici del 2012. I commissari del Krasnodar ne rimasero impressionati a tal punto da superare l’interesse di innumerevoli club europei e portarselo con loro. Stella ad intermittenza nel Maccabi Tel Aviv. Poco incisivo in Russia. Deludente al Genoa. Le aspettative finora non sono mai state rispettate a causa di un’eccessiva nostalgia di casa. Il trasferimento al Sion, di contro, pare aver smosso qualcosa, sebbene il livello fisico del campionato Svizzero non sia elevato.

Ma ancora oltre i confini italiani, di fisico devastante ne sa qualcosa Vincent Aboubakar. In giro per il mondo sin dalla tenera età, il camerunese ha scorrazzato per i campi di Valenciennes senza farsi conoscere a suon di gol. Lentamente, la svolta è arrivata: il Lorient lo acquista nell’estate 2013 e lui lo ripaga con 17 reti in 38 presenze. Quanto basta per assicurarsi la fiducia del Porto, pronto ad accaparrarselo l’anno successivo. Nei Dragoes, tuttavia, la fortuna non è stata dalla sua parte e oggi con la partenza di Martinez, le speranze sono ovviamente maggiori. Eppure una cosa è certa: non c’è alcuna fretta. Il perché andrebbe chiesto a Drogba.

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