Antonio Caliendo, attuale presidente del Modena, è stato procuratore di numerosi giocatori come Aldair, Baggio, Dunga, Passerella, Schillaci, Trezeguet, Maicon ed Ederson.

Antonio Caliendo non è una figura che nel mondo del calcio ha bisogno di troppe presentazioni, questo nonostante negli ultimi anni s’è imparato a conoscerlo anche come dirigente di club tra QPR in Inghilterra (del quale è stato anche detentore di maggioranza delle quote societarie) e Modena, attualmente in Serie B. Di istanza a Montecarlo ormai da più di 30 anni, cerchiamo di capire insieme a lui come tutto ebbe inizio e la parte rilevante del suo pensiero su temi di “storia” come di attualità.

Caliendo, come si inventa un mestiere nel calcio?

 Ribaltando le situazioni a cui ci si trova di fronte. Cogliendo anche l’attimo. A me accadde con Antognoni, allora 17enne, appena arrivato alla Fiorentina. Lo interpellai per una iniziativa per la quale ritenevo di aver bisogno di lui, come astro nascente, e invece si scoprì dopo neppure 24 ore che era lui ad avere bisogno di me. Iniziai a gestirgli contatti e contratti pubblicitari, lui era sollevato che se ne occupasse qualcun altro. Sapete, Antognoni era comunque figlio di contadini…

Ma esiste oggi, nel 2015, il nuovo Antognoni?

No, perché il calcio è cambiato. Lui era il dopo-Rivera in un calcio dove la parte atletica era forse secondaria. Certo aveva classe superiore. Questo non vuol dire che non ci siano giovani su cui punterei a occhi chiusi anche solo nella serie cadetta. Caliendo ve ne dice due, segnateveli: Spinazzola che è dell’Atalanta ma sta giocando a Vicenza e il “mio” Calapai qui a Modena, laterale basso destro dal futuro garantito.

 

Beh, per Conte e per l’Europeo forse è un po’ presto… 

Si certo. Però allora vi dico che Babacar sarà presto il miglior centravanti dell’intera Serie A. Oggi tutti parlano di Higuain, in un campionato dove è sempre più difficile portare i campioni, ma Babacar sarà un numero uno. E sta già iniziando a dimostrarlo.

 

Ma non aveva promesso di portare Trezeguet a Modena?

Sì, era una promessa reciproca come tappa finale di una carriera. Poi David mi ha telefonato e mi ha detto, testuale: “Antonio, non ce la faccio. Smetto”. Ha vinto ancora una volta il suo lato onesto, da grande professionista quale è sempre stato.

 

E l’attualità del calcio italiano, Caliendo? Il caso Parma? Siamo davvero alla frutta?

Sicuramente il crack Parma è un campanello d’allarme, è lo specchio dello stato del calcio italiano. Ma non è troppo tardi, ci sono spiragli ma serve fare in fretta. Devono intervenire le leggi dello Stato, dev’esservi delega a regioni, province e comuni perché possano consegnare terreni di loro proprietà ai club professionistici dove ricreare impianti nuovi e di proprietà. Sarebbe un effetto domino, una rinascita. Oggi noi italiani, anche calcisticamente, non valiamo più niente nel mondo. Una volta, quando giravo l’Europa e il Sudamerica in quanto italiano mi stendevano il tappeto rosso, oggi invece…
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