Una Juve a risparmio energetico
Una Juve a risparmio energetico è stato modificato: 2016-03-07 di Paolo Rossi

Lo 0-2 di Bergamo e lo spirito di Mandzukic

Giustamente è la solidità il grande valore che colpisce di più nella Juventus di Allegri. Una squadra che incassa pochi gol, in linea con le precedenti, nonostante la BBC sia anche andata incontro a qualche acciacco nel corso della stagione. A inizio stagione c’era stato un insieme di errori che aveva fatto dubitare della persistenza della forza difensiva della squadra. Non solo per le prestazioni dei singoli che compongono il pacchetto arretrato. Sembrava che la coperta posta a protezione del reparto fosse corta, mancando la generosità di Vidal nell’andare a rubare palla e la lucida regia di Pirlo che sapeva regalare tranquillità in ogni situazione e – di conseguenza – anche a chi gli stava dietro. E invece, il lavoro ha pagato e oggi la Juve vede Gigi Buffon alle soglie del record d’imbattibilità, per il raggiungimento del quale manca una partita, un pezzettino di quella dopo e – soprattutto – l’enorme quantità di minuti di recupero che non vengono conteggiati e che i suoi predecessori, Sebastiano Rossi e Dino Zoff, non si trovavano a vivere alla loro epoca. L’esempio di Bergamo è significativo in questo strano gioco a perdere: gli inspiegabili 6 minuti accordati dopo il novantesimo potevano determinare la fine della corsa al primato del portiere della Nazionale, senza però regalargli niente in termini cronometrici. Misteri dei record individuali negli sport di squadra, vagamente superficiali come i premi assegnati ai singoli e non ai collettivi.

Curiosamente, gli unici reali pericoli la Juve di Bergamo li ha passati nei piccoli momenti di calo di concentrazione immediatamente prodotti dall’avere appena segnato. Dopo il gol di Barzagli – uno di quei “segni del destino”, per dirla alla Daniele Adani, sul fatto che si è nell’anno buono – c’è stata una deviazione sottoporta da parte di Conti. E dopo il sigillo di Lemina, che conferma una forza della panchina bianconera che a fine campionato potrebbe anche risultare decisiva e non solo nella coppia Zaza-Morata, Buffon ha dovuto effettuare l’unico vero grande intervento su un diagonale di Masiello da fuori area. Per il resto, il dato delle palle recuperate, con Bonucci, Barzagli ed Evra in testa alla classifica, certifica quanto la formazione di Allegri possa anche concedersi un baricentro basso e – in certi momenti – di “subire” (molto tra virgolette) la pressione avversaria: nel perimetro dei propri 16 metri è molto raro che si producano pericoli di una certa consistenza. Del resto, se non fosse così, non si sarebbe resistito 40 minuti con il Bayern allo Juventus Stadium, quando i tedeschi hanno esercitato una superiorità pressochè totale.

A proposito di minuti, è stato significativo il lapsus di Edy Reja a fine partita, quando si è presentato in sala stampa. La valutazione che ha fornito circa la prestazione dei suoi è stata decisamente dissonante rispetto all’esatta dimensione temporale. Il mister atalantino era convinto che il gol dello 0-1 fosse arrivato al termine e non a metà del primo tempo. Il che la dice lunga su quanto il programma fosse orientato a uno 0-0 di sofferenza, in modo da conquistare quel punto che oggi avrebbe dato ai bergamaschi la certezza di essere usciti fuori da un momento di crisi, che invece è reale e adesso – con il solo +4 sul Frosinone, complica fortemente il finale di torneo.

La Juve di Bergamo mi è sembrata una squadra a risparmio energetico. Il mercoledì di Coppa Italia non c’entra nulla, i confermati della formazione di partenza di Milano erano solo Lichtsteiner e Barzagli. Piuttosto, la sensazione è che la mancanza d’intensità sia soprattutto una questione mentale. Da un lato c’è la convinzione che si possa gestire con una certa tranquillità le situazioni di vantaggio, inutile dannarsi l’anima quando tocchi con mano l’inconsistenza degli attacchi avversari (anche se Allegri non è uscito felice dall’ultima mezz’ora, si è appuntato un po’ di errori tecnici che non vuole vedere più, a partire da Juventus-Sassuolo, dove un’imprecisione costante potrebbe essere pagata). Dall’altro, sembra quasi che certe accelerazioni dei singoli non vengano seguite dal resto della squadra, che resta indietro a osservare i movimenti di Dybala o di Pogba, fidandosi – erroneamente – che da soli possano determinare la differenza. Merito anche dell’argentino, tornato a svariare ovunque, ha sfoderato una capacità di dribbling che fa pensare che il breve momento di calo nella brillantezza sia già alle spalle e sia pronto per un grande finale di stagione. Quanto al francese, è evidente come lo stia condizionando il non riuscire a lasciare il segno nel match. Bergamo è stato un esempio perfetto di certe gare dell’ultimo periodo: buona partenza, azione dialogante a ridosso dell’area avversaria, un po’ di tiri sballati e un progressivo uscire dal match, con quel tanto di nervosismo addosso che gli fa perdere palloni importanti.

Un’ultima annotazione la merita Mandzukic. Non segna da molto, ma è del tutto irrilevante. La quantità di cose che fa al servizio della causa è tale da non averlo per niente intristito. L’astinenza sottoporta non produce conseguenze sul morale e il suo peso risulta comunque determinante, come si è visto in occasione del gol di Barzagli con la sponda di testa su corner di Dybala. Senza contare la paura che fa nei confronti degli avversari – Sportiello ha rischiato la brutta figura con i piedi – e quel messaggio nell’azione del raddoppio, quando effettua un tunnel e – quasi per contagio – Lemina si va ad avventurare in un doppio dribbling ad alto coefficiente di difficoltà. Forse è proprio in quest’opera di stimolazione continua che Mandzukic ha la funzione che negli anni precedenti aveva Tevez, pur giocando in modo molto diverso e toccando molti meno palloni dell’attaccante del Boca. E poi, cos’avrà pensato Guardiola nel vederlo così disponibile ad agire sulla fascia, quando al Bayern invece non sopportava le richieste del tecnico che lo volevano defilato?

Paolo Rossi

About Paolo Rossi

Autore e conduttore di programmi su JTV, pensa che il calcio sia un dovere se ti chiami come un campione del mondo. Lavorandoci da anni, ritiene che sia soprattutto un gran piacere

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