La Roma è una squadra estremista
La Roma è una squadra estremista è stato modificato: 2016-01-23 di Paolo Rossi

Potenzialità e disfatte dei giallorossi 2015-2016

Non stupisce che la presentazione di Juventus-Roma avvenga nei conseguenti modi, alla ricerca di quegli spunti polemici eterni, che datano dal famoso gol di Turone, tanto per cambiare intervistato alla vigilia della gara. Con due novità, comunque, in questa tradizione d’abitudine senza troppa fantasia: che lo stesso romanista inizia a proclamarsi stanco di ricordare sempre lo stesso episodio, che finisce per svilire 15 anni di onorata carriera sui campi di Serie A; e che, dopo la rivelazione di Carlo Sassi sulla moviola “rimaneggiata”, non si è più così sicuri che i centimetri fossero a favore dei giallorossi invece che dei bianconeri, nonostante un po’ tutti ci si sia affannati a misurarli in oltre 30 anni che sono ormai trascorsi da quel momento.

Restando all’attualità, sono almeno tre gli spunti davvero densi dello Juventus-Roma che andrà in scena domenica sera. Il primo è di carattere storico, ma decisamente più ravvicinato: la pessima tradizione dei capitolini allo Juventus Stadium. Non solo 4 sconfitte su 4 incontri in campionato (ed anche in Coppa Italia non è andata meglio). A pesare di più è stata la sensazione chiara, a maggior ragione con il proseguimento poi delle varie stagioni, che quel che si era visto a Torino era stata l’immagine più nitidamente precisa del fallimento dei vari progetti proposti da Luis Enrique, da Zeman e da Garcia. Come se la Juve capoclassifica avesse funzionato da reale metro di misura delle proprie ambizioni. Che non erano per nulla banali e neanche prive di consistenza, come dichiaravano apertamente i due secondi posti ottenuti dal tecnico francese. Ma è proprio in quello scatto in più che avrebbe dovuto esserci – e che al cospetto dei campioni d’Italia non si riusciva a fare – che si è instaurato un principio di logoramento che ha finito con lo sfarinarsi attuale, anche se Allegri e un po’ tutto l’ambiente bianconero non hanno torto a pensare che la risorsa dell’orgoglio sia ancora presente e che in fondo proprio un risultato fortemente positivo adesso potrebbe rappresentare la svolta (ancora possibile) della stagione.

E qui veniamo al secondo punto. I numeri della classifica non mentono, così come le impressioni che si ricavano negli scontri diretti. Alla seconda giornata quella Juve sconfitta per 2-1 poteva anche essere ritenuta troppo brutta per essere vera. Ma la bellezza della Roma, invece, al netto del finale in affanno, era stata troppo grande per non ritenerla ragionevolmente la favorita del campionato. Cosa sia successo per disperdere quel capitale di credibilità è materia complessa. Certo, in quel famoso weekend che potrebbe passare alla storia come decisivo, con la sconfitta a Reggio Emilia e le parole allarmanti di Buffon, la Juve aveva raccolto la miseria di 12 punti in 10 giornate: è esattamente la stessa cifra che i giallorossi hanno inanellato da allora, quando erano andati a dormire comodamente in testa.

Il terzo punto è il centro d’interesse del confronto del ritorno. Laddove Allegri ha rimesso “al centro del villaggio” il 3-5-2 (anche se non con la stessa forza ideologica usata da Garcia quando si sentiva sicuro delle sue formule, finendo per esserne sconfitto), Spalletti è appena arrivato con idee forti e una tentazione: il 3-4-2-1 (sarà davvero tale?). De Rossi centrale di difesa, Florenzi più avanzato, Pjanic perno del centrocampo, Nainggolan incursore offensivo alla Perrotta: non c’è che dire, sono tanti i capisaldi del cambiamento e Torino potrebbe rappresentare un verdetto senza mezzi termini.

Infine, c’è un aspetto tutto da considerare nella psicologia romanista e questo non può essere confinato all’incontro con la Juve, tutt’altro. Nonostante la lunga sfilza di pareggi che ne hanno intorpidito l’anima (6 nelle ultime 8 giornate), la Roma è la squadra più estremista del calcio italiano. Il dato è davvero clamoroso ed è forse questa la vera narrazione dell’incredibile spreco di risorse tecniche che sta avvenendo dalle loro parti. Negli inizi e nei finali di gara, i giallorossi spiegano molto delle loro potenzialità e – contemporaneamente – dei loro fallimenti. Nel primo quarto d’ora, nessuno ha fatto meglio di loro, con un saldo di 11 punti guadagnati (il Napoli ha un +8, la Juve solo un +3, l’Inter addirittura è negativa e si trovata non poche volte sotto). La zona Cesarini (gli ultimi 5 minuti e il tempo di recupero) vanifica però il tutto: la Roma ha perso ben 7 punti in finali sciagurati. Senza l’autogol di Manolas a Marassi, il rigore di Destro a Bologna e quello trasformato da Maxi Lopez a Torino, buon ultima la punizione di Pepe evidenziata dalla goal-technology, Garcia non avrebbe perso il posto e si presenterebbe allo Juventus Stadium a pari punti.

Paolo Rossi

About Paolo Rossi

Autore e conduttore di programmi su JTV, pensa che il calcio sia un dovere se ti chiami come un campione del mondo. Lavorandoci da anni, ritiene che sia soprattutto un gran piacere

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