Il big match Juve-Roma deciso da un capolavoro dell’argentino

Impossibile non partire dal gol di Dybala per capire il senso di Juventus-Roma e più in generale di questo inizio del girone di ritorno, dove l’argentino bianconero sta marciando esattamente al ritmo di Gonzalo Higuain, con 3 gol nelle prime 2 giornate. La bellezza, innanzitutto, del gesto tecnico, con una rapidità d’esecuzione che ha bruciato sul tempo il portiere giallorosso, che pure aveva chiuso al meglio lo specchio della porta. Una rete che può fare solo un mancino con il baricentro basso, il senso della porta degli argentini e l’astuzia balistica di Roberto Baggio, quando con l’altro piede andava a cogliere l’angolo più lontano, lasciando incantati per l’assoluta precisione. Cito colui che venne chiamato Raffaello non a caso, perché questi sono anche exploit che fanno i giocatori che sanno di essere campioni e utilizzano il talento non per mostrarlo, non per darsi un tono e arricchire il proprio bagaglio tecnico. Dybala è esattamente questo, un Messi che deve ancora esplodere compiutamente (la verifica internazionale, tanto in Champions quanto con la maglia Albiceleste), ma che della Pulce ricorda la stessa naturalezza nel fare le cose. Lo stop con pallonetto sulla traversa è un meraviglioso “falso d’autore” (copyright Simone Stenti su JTV), giusto perché è stato reso inutile dalla posizione iniziale di fuorigioco. Lascia intendere però quanta meraviglia contenga il suo repertorio che – a differenza del 10 del Barcellona, abituato già in giovanissima età a saltare gli avversari come birilli – deve ancora esplorare tutte le sue potenzialità nel dribbling, può crescere considerevolmente, può misurare la propria grandezza nel suo espandersi e nel trovare ulteriori dimensioni.

Ha fatto bene Allegri a indicare come limite del primo quarto di gara proprio la sua mancata incidenza, in una decisività che era stata pensata e non trovava compiuta espressione. Perché il piano strategico per far saltare il fortino di una Roma quanto mai rinunciataria, incapace di proporre una manovra offensiva con una dose minima di coraggio, era esattamente questo: giocare con la pazienza e la giusta copertura territoriale per permettere al numero 21 di trovare lo spazio dove colpire, laddove in altre gare il flusso di gioco puntava a servire Pogba per portarlo in posizione di sparo o di ultimo passaggio. Così, si è visto un Mandzukic occupare pressoché in maniera stabile il lato destro e Khedira muoversi con sapienza per dare modo a Dybala di agire tra le linee ancor più di quanto faccia solitamente. Il prodotto interno lordo, però, è stato insufficiente: i tiri in porta non sono stati pochi, ma mai realmente pericolosi. E in qualche circostanza lo stesso Paulo è sembrato guardare più indietro che davanti, limitandosi ad appoggiare la manovra, cercando la partecipazione corale laddove un Tevez (giusto per proporre il paragone che tutti hanno in testa come opzione automatica) avrebbe determinato con la sua cattiveria un sterzata improvvisa, un puntare l’uomo (e si tenga conto che i cartellini gialli rimediati da De Rossi e Rudiger nel primo quarto d’ora costituivano una tagliola sui giallorossi che non è mai scattata).

Nel gol di Dybala c’è anche altro. La potenza di Pogba, che gioca una partita un po’ in punta di piedi, non si prepara opportunità di tiro se non quando il cronometro corre veloce e lo 0-0 è inchiodato, perde qualche pallone per il vizio della consueta leggerezza. Poi s’inventa una misura nel passaggio in velocità non facile da eseguire e la Joya ha il merito di mettersi in immediata sintonia, come sanno fare i ragazzi del ’93, il marchio generazionale di questa Juve. Da non dimenticare come il Polpo sia da due gare che prova il colpo di testa a seguire a centrocampo. A Roma, con la Lazio, ha innescato così una progressione che lo ha portato fino alla porta nelle battute conclusive del match; allo Juventus Stadium lo ha messo in atto per districarsi dalla pressione. Due indizi ne producono un terzo: prepariamoci presto a qualcosa da stropicciarsi gli occhi, c’è solo da augurarsi che venga preparato per occasioni speciali e sia determinante ai fini del risultato.

Il gol nasce anche dal break di Evra su Florenzi, in una delle rare incursioni convinte di un giocatore di Spalletti. La prestazione del francese dice una volta di più l’affidabilità della risorse a disposizione di Allegri. Impeccabile dietro, un esempio di concentrazione massima, propositivo in avanti, fino ad arrivare anche al tiro con una certa pericolosità. Gli è solo mancato il gol, anche se ha provato a farlo alla stessa maniera di Alex Sandro a Udine rientrando sul destro, quasi a far combaciare l’immagine dell’uno e dell’altro e a ricordare l’intercambiabilità dei due.

La gara ha avuto una sua coerenza. Dopo il difficile inizio, la Roma ha saputo imbrigliare la manovra bianconera, arenatasi sulla ricerca della precisione, non accompagnata però da un’adeguata velocità. Non c’è stato un solo strappo da parte dei capitolini, che hanno recitato una parte così monocorde da lasciare intendere che abbiano più o meno consciamente fatto un calcolo di puro realismo: a campo aperto è impossibile portare a casa un punto, a maggior ragione tenendo conto di come fiato e attenzione siano sistematicamente venute meno nei finali di gara di questa stagione. Ma contro questa Juve fare 0-0 è molto difficile, come più volte già evidenziato il saggio controllo del tempo è il pregio più grande della macchina Allegri. Così, esattamente come contro il Milan, è arrivato il gol di Dybala – ancora lui – quando si poteva pensare al pareggio.

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