La Juventus e le vittorie in provincia
La Juventus e le vittorie in provincia è stato modificato: 2016-02-08 di Paolo Rossi

E’ la 14a vittoria consecutiva dei bianconeri. Cuadrado e Dybala siglano il successo a Frosinone

Per capire l’ultima giornata, prima del grande scontro diretto tra Juventus e Napoli, occorre evitare facili trasferimenti di concetti maturati domenica 7 febbraio a sabato sera prossimo venturo. Lo stato di forma delle due squadre, la difficoltà di ieri nell’aggiudicarsi l’intera posta e alcune incertezze che si sono viste sono tutti fattori che hanno un peso specifico molto leggero. La gara avrà ben altre dinamiche e quel che più conterà sarà l’insieme delle qualità tecniche che entrambe possiedono, hanno già dimostrato di saper sfruttare al massimo delle proprie portenzialità e – naturalmente – anche lo stato psicologico, la condizione mentale con la quale dimostreranno di saper rispondere alle difficoltà che inevitabilmente sorgeranno nei 90 minuti. Quel che accomuna bianconeri e azzurri è certamente una forza regalata dalla serenità. Anche contro Frosinone e Carpi, mentre il cronometro scorreva veloce e lo 0-0 no si schiodava sui due campi, non si è assistito a quelle normali forme d’ansia che si generano in queste situazioni. Un capitale di serenità che dovrà fruttare soprattutto dopo lo scontro diretto e certamente lì verrà messo a dura prova. Per molti motivi: perchè Juventus-Napoli, anche se arriva presto in calendario, può dare realmente l’impressione di decisività, soprattutto per la formazione di Allegri, che mai ha visto il primato nel corso della stagione e vedrebbe coronare la rimonta con un dato mostruoso: la quindicesima vittoria consecutiva. Non va poi trascurato che la tranquillità nella gestione delle partite e del peso dei risultati sarà sottoposta a una durissima verifica europea per entrambi. Una Juve ridimensionata dal Bayern potrebbe avere conseguenze sul piano della tenuta nervosa in tempi brevi perchè il ricordo e l’esperienza di Berlino sono valori assodati nel gruppo, l’idea che in Champions League si possa disegnare un’altra grande impresa è certamente presente. Al contempo, un Napoli che in Europa League si è comportato alla stessa maniera che in campionato, mostrando una prepotente macchina da gol perfettamente funzionante ovunque e comunque (in attacco le alternative ai titolari sono più che valide), patirebbe conseguenze non banali da un’eliminazione con il Villarreal. Anche perchè maturerebbe l’idea che lo show messo finora in atto potrebbe anche essere un’enorme illusione o un incredibile spreco, visto che dopo la Coppa Italia anche il secondo dei tre obiettivi stagionali si perderebbe per strada.

Per quanto riguarda la Juventus, Frosinone è una tappa non banale nella striscia di vittorie consecutive. Sono emersi alcuni segnali che dicono quali siano gli elementi che la squadra sa mettere in campo quando si trova ad affrontare una squadra piccola, ma dqalla classifica ancora viva e perciò con motivazioni supplementari a quelle tradizionali che si hanno quando si affronta la Vecchia Signora sul proprio campo. Intanto, anche se non fa più notizia, Buffon non ha compiuto un singolo intervento. Il reparto arretrato ha compiuto una sola sbavatura e Ciofani ha rischiato di segnare il gol della vita, che avrebbe costretto la Juve agli sforzi determinati a Empoli o col Carpi per rimediare a un inizio distratto. Che ieri, per la verità, non c’è stato. L’approccio è stato positivo e soprattutto strategico: la manovra sulle fasce stava generando cross interessanti, anche e soprattutto grazie a un Alex Sandro sempre in movimento, un esterno davvero dinamico che dà sempre una sferzata al gioco (un Pogba impigrito ha fatto fatica ad assecondarlo, anche se è stato poi il numero 10 a offrire al brasiliano il pallone per l’assist che ha permesso a Cuadrado di far saltare il fortino ciociaro).

Però sarebbe un errore pensare che la fase difensiva della Juve sia perfetta. Di assolutamente ad altissimi livelli è la concentrazione di Barzagli, in questo momento (e forse sempre) il vero insostituibile per la sua presenza in partita. Alcuni potenziali pericoli in area di rigore sono stati sventati proprio in virtù della reattività di Andrea e compagni, ben protetti da un Marchisio decisivo nel proporsi come centro nelle due fasi, garantendo quell’equilibrio e la giusta compattezza dei reparti che genera poi numeri mostruosi. Due su tutti: la supremazia territoriale, con i bianconeri che hanno trascorso l’80% del tempo nella metà campo avversaaria e l’hanno fatto in entrambi i tempi. Ancor più significativa è la quantità di palloni messi all’altezza dell’area di rigore: 104 a 18, una tripla cifra che certifica anche una buona intensità, soprattutto nella ripresa.

E qui veniamo al nodo vero dell’incontro, alla dimostrazione di forza della Juve. Che la gara fosse rognosa lo si è capito dopo il primo quarto d’ora, quando gli ospiti hanno iniziato a procedere a folate, patendo anche la brillantezza dei padroni di casa nell’arrivare primi sulle seconde palle. Senza contare l’abusato copione di questi incontri in provincia, dove i direttori di gara italiani sono ancora più propensi a interrompere il gioco a ogni contatto. Ne fanno fede i 34 falli fischiati, laddove l’omologo Levante-Barcellona (piccola contro grande in Liga) ne vede 23. Drammatico poi è il tempo effettivo. Al Matusa si è giocato davvero 46 minuti e 34 secondi, davvero pochissimo. In tale contesto la bravura della Juve è stata utilizzare la razionalità nel momento di massima intensificazione dei suoi sforzi. Prova ne sia la costruzione diversa delle due palle gol che hanno fatto pendere la bilancia della gara nel giro di un solo minuto. Il palo colpito da Dybala, che poteva anche far pensare a uno 0-0 scritto nel destino, è nato con avanzamento di Bonucci e invenzione dell’argentino. La successiva rete dello 0-1 è stata una soluzione, con cross di un esterno e finalizzazione di quello opposto, che già aveva deciso il derby all’ultimo minuto. Questa capacità di estrarre la qualità nei momenti delicati dell’incontro è la dimensione più netta dell’attuale Juve di Allegri.

Paolo Rossi

About Paolo Rossi

Autore e conduttore di programmi su JTV, pensa che il calcio sia un dovere se ti chiami come un campione del mondo. Lavorandoci da anni, ritiene che sia soprattutto un gran piacere

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