Cristiano Ronaldo, Draxler e la crisi russa
Cristiano Ronaldo, Draxler e la crisi russa è stato modificato: 2016-09-22 di Paolo Rossi

I primi verdetti della Champions League

La prima metà degli ottavi di finale di Champions League si è conclusa con un verdetto di parità. Due delle squadre che giocavano il ritorno in casa e che – pertanto – si erano qualificate come prime nel girone – sono state eliminate. Non che Chelsea o Zenit avessero avversari morbidi, anzi, i favori del pronostico potevano tranquillamente essere sortiti con i rispettivi avversari. Si conferma così l’inversione di tendenza dell’ultima edizione, quando già due seconde passarono ai quarti, un dato contrastato con quanto successo nel 2014, quando tale impresa non era riuscita a nessuna delle formazioni che avevano disputato la gara d’andata in casa.

Lo spettacolo non è mancato, soprattutto in termini emotivi, come si è visto al Bernabeu, dove l’ipoteca del verdetto dell’andata non ha impedito di regalare 90 minuti di altissima adrenalina, con tutto ciò che questo ha comportato in termini di riflessioni per i due allenatori. Zidane non può non preoccuparsi di una condotta di gara che una Roma più fredda sottoporta avrebbe certamente condannato. Quanto a Spalletti, la sua visione non consolatoria del verdetto finale è un buon messaggio per il futuro e per le ambizioni che un club italiano deve necessariamente avere quando si presenta nella grande Europa e si trova decisamente sminuito nei risultati.

Per il resto, ecco quattro considerazioni su ciò che la due giorni di Champions ha proposto:

1) Il solito Cristiano Ronaldo

Segna come sempre, si issa a quota 13 gol, pronto a stracciare tutti i record esistenti e a conquistare da trionfatore senza rivali il titolo di capocannoniere della manifestazione. La sua rete è importante, evita ai blancos la materializzazione di ulteriori angosce (o ci avrebbero comunque pensato gli sciagurati attaccanti giallorossi?), conferma la quantità delle cose che sa fare perchè arriva da puro attaccante d’area dopo che per un’ora ha corso in lungo e in largo per cercare di trovare la chiave d’accesso, con accelerazioni e tiri nello specchio che hanno sempre trovato in Szczesny una barriera insormontabile. Ma se CR7 è il solito è anche perchè quel tipo di gol è un classico di stagione, una soluzione già trovata più volte, con assist di Lucas Vazquez che trova il varco per servirlo all’interno dello spazio dei 16 metri. Era già capitato nello 0-6 rifilato all’Espanyol sul suo campo, con giusto la differenza che il passaggio gli arrivava a pelo d’erba e non rasoterra, una leggera differenza che non impediva al portoghese di girare la palla in porta. Si era ripetuto proprio nel contesto europeo, in Svezia, con la difesa del Malmoe trafitta da Lucas Vazquez che s’inventava nientemeno che un assist-tunnel da scaldare anche il cuore del più glaciale dei nordici. Due indizi possono essere un caso, tre costituiscono una prova certa ed ecco che arriva la combinazione tra i due in casa del Celta Vigo, con CR7 bravissimo nel chiudere il triangolo di destro per come si fa sfilare la palla sul destro. Stanti così le cose, ci sarebbe da chiedersi perchè Zizou non abbia schierato prima il centrocampista classe 1991 che, come ha titolato As, è colui che si è guadagnato i quarti di finale. Anche se il sospetto è che Cristiano Ronaldo sappia trovare il feeling un po’ con tutti e non solo come realizzatore, visto come ha regalato a James Rodriguez il pallone del 2-0, undicesimo assist vincente della sua stagione.

2) A proposito di Draxler

Sogno, ipotesi, neccesità estiva del 2015 per la Juventus; certezza risolutiva del Wolfsburg di inizio 2016. A decidere di stretta misura la gara con il Gent e a permettere un comodo – oltre che storico – passaggio ai quarti ci pensa il fantasista tedesco, che regala a Schurrle un pallone che migliore non si può andando a conquistare il fondo dell’area di rigore. Per la serie: ecco cosa deve fare un giocatore di talento. Top player o no, è questa capacità provvidenziale a rendere Draxler un prospetto estremamente intrigante. Anche perchè ha solo 22 anni e fa tutto a testa alta, con grande eleganza.

3) La similitudine

Il confronto tra Chelsea e Psg è stato oggettivamente impari, anche se come sempre gli episodi hanno avuto una loro incidenza e nella ripresa, un minuto prima della rete da ko di Ibrahimovic, Trappa ha dovuto comunque sfoderare due parate consecutive per evitare lo svantaggio. La cosa curiosa è che tanto in Francia che in Inghilterra si è andati al riposo con lo stesso risultato, 1-1. Però le impressioni contano e la sensazione che il Psg avesse dimostrato un chiaro margine di superiorità era netta. Si è trattato solo di passare alla cassa, evento puntualmente verificatosi nella ripresa, con manovre che hanno certificato la qualità dell’attacco di Blanc.

4) Il calcio russo, lo ricordate?

O meglio, vi ricordate quando si pronosticava la sua inarrestabile ascesa, anche in ragione del fatto che il Mondiale 2018 è cosa loro? Vedendo Juventus-Zenit del 2008-09 e l’opera omnia (o quasi) di Spalletti a San Pietroburgo si poteva davvero pensare che quella fosse la nuova frontiera dove far crescere un calcio altamente competitivo. Invece, non basta Hulk per mostrare i muscoli e diventare supereroi. E, significativamente, neanche ci si trovasse in qualche immobilità temporale tipica della letteratura russa, lo Zenit esce agli ottavi esattamente come nel 2012 per mano del Benfica, anche se a 5 minuti dal novantesimo albergava l’idea di giocarsela ai supplementari.

Paolo Rossi

About Paolo Rossi

Autore e conduttore di programmi su JTV, pensa che il calcio sia un dovere se ti chiami come un campione del mondo. Lavorandoci da anni, ritiene che sia soprattutto un gran piacere

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