Il primo pallone dei Mondiali (1930)
Il primo pallone dei Mondiali (1930) è stato modificato: 2014-10-24 di Luca Momblano

Il primo pallone dei Mondiali di Calcio non sapeva di essere il primo. Anche perché non fu l’unico.

Correva l’anno 1930 e l’Uruguay (quasi da favorito e con la propria nazionale campionessa olimpionica appena due anni prima) ospitò una manifestazione che in pochi ricordano azzoppata dalla rinuncia quasi di principio da parte di Inghilterra e Scozia e dall’assenza di tutte le maggiori compagini europee. Una manifestazione che si ricorda, appunto, per il fascino degli oggetti, delle cose, delle situazioni anacronistiche più che per il gioco prodotto, questo riassunto dalla finalissima proprio tra Uruguay e Argentina, le due più acerrime rivali dell’epoca (e fu un altro 6-1 appena 24 mesi dopo le Olimpiadi nei Paesi Bassi con finalissima ad Amsterdam). E qui viene il bello: il pallone dell’epoca non aveva una produzione seriale, e quindi come primo in assoluto viene ricordato quello scagliato in porta nella gara inaugurale dal francese Laurent (nazionale transalpina che fu racimolata in extremis dall’allora presidente FIFA Julet Rimet, appunto francese, che dovette a tutti i costi evitare la figuraccia). Pesava cinque volte quello attuale, era fatto integralmente di cuoio spesso un centimetro e stava insieme grazie a cuciture grezze che si sono poi tramandate soltanto grazie al pallone da rugby. Faceva male a calciarlo, quel pallone. Servivano forza e destrezza fuori dal comune. E una certa abitudine. D’altronde proprio in quel Mondiale del ’30 la leggenda narra che per la finalissima, su accordo preventivo, vennero usati due distinti palloni, uno per tempo, scelti e portati dalle due nazioni finaliste: per questo forse l’Argentina stupì tutti nel primo tempo crollando drammaticamente nella seconda frazione. Eppure no, il pallone di quell’Uruguay non era telecomandato. E neppure forgiato dall’Adidas, storico sponsor ufficiale dei palloni “mundial” dal 1970 in avanti, che soltanto a partire dal 1963 aprì un laboratorio-studi dedicato alla progettazione specifica di palloni da calcio.

Luca Momblano

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La lettura più bella è sempre la prossima. Vale anche per lo sport. Sono quasi 40 anni che lo ripeto.

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