Luca Bucci e il numero 5 sulle spalle: una storia nera
Luca Bucci e il numero 5 sulle spalle: una storia nera è stato modificato: 2014-10-24 di Luca Momblano

Luca Bucci non è mai stato all’altezza di Yascin, il Ragno Nero, ma…

Ma il portiere che ha fatto le fortuna del Parma dei Tanzi e viceversa ha avuto il suo momento “nero”. Momento che corrispondeva alla casacca numero 5, scelta curiosa ma anche non così stravagante visto che in carriera ha vestito anche il 7 e il 35: era la stagione 2007/08, quella della clamorosa retrocessione del Parma in Serie B, anno nero in tutti i sensi.

Di quella casacca nera, con nome e numero sulle spalle, vi sono soltanto due tracce nella storia del calcio italiano: Parma-Udinese 2-0, vittoria inutile alla sesta di ritorno, e soprattutto Inter-Parma 3-2. Una partita memorabile, forse quella che ha segnato l’inizio della fine dell’eterno ciclo in massima serie dei Ducali e anche quella che ha concluso la grande storia d’amore e di passione tra Luca Bucci e la maglia scudocrociata.

Prodotta dallo sponsor tecnico Errea in un solo esemplare (Bucci usò la medesima maglia nelle due partite citate, anche se non furono partite consecutive). Il portiere la dette poi via dalla rabbia una volta conclusa nel peggiore dei modi la stagione. Perché appunto a San Siro Bucci conobbe una delle sue più grosse delusioni della sua ultradecennale carriera: a due minuti dal termine il Parma è avanti a Milano 2-1 in una serata di fitta nebbia. Poi spunta Ibrahomovic e con lui le classiche polemiche arbitrali (Bucci è stato noto anche per essere tra i portieri più focosi in circolazione): rigore per l’Inter, 2-2 dopo che Cambiasso segnò il suo terzo gol in tre partite, evento mai avvenuto prima per il mediano né in Argentina, né in Spagna, né in Italia. Penalty dubbio, contestatissimo, ma poco importa. Perché sembra finita. E invece ancora lo svedese, come un fantasma sottoposta, fa 3-2 per i nerazzurri. Per Bucci e il Parma si apre la crisi, anche quella di spogliatoio. E la maglia numero 5 nera fu additata come parte della malasorte.

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Luca Momblano

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La lettura più bella è sempre la prossima. Vale anche per lo sport. Sono quasi 40 anni che lo ripeto.

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