Bruno Bolchi, la prima figurina Panini
Bruno Bolchi, la prima figurina Panini è stato modificato: 2015-03-02 di Luca Momblano

Uno scudetto, una Coppa dei Campioni, una Coppa Italia e quello scatto che vale la storia: il suo nome è Bruno Bolchi. Il meno milanese dei grandi milanesi

Milanese che di milanese ha sempre avuto poco o niente: basso profilo, leadership silenziosa, umiltà, ecco gli ingredienti che hanno reso Bruno Bolchi, centrocampista e poi allenatore abbastanza noto negli anni ’80, quasi un uomo qualunque del calcio italiano. Un appassionato, però. Un cultore del lavoro, sempre sui campi anche delle serie minori a studiare questo sport e a cercare talenti emergenti, tra i quali pescò Fabrizio Miccoli allora alla Ternana. Appassionato al punto di continuare a operare da scout nonostante sia stato capitano dell’Inter (già a 20 anni) e che lì abbia condotto, al centro della sua squadra del cuore, una carriera lunga 6 stagioni prima di passare al Torino per un totale di oltre 200 presenze condite da 16 gol nella massima serie. In mezzo anche parentesi con Verona e Atalanta. Chiuse alla Pro Patria, e già quando la carriera volgeva al termine il buon Bruno Bolchi (21 squadre allenate tra i professionisti tra il 1971 e il 2007) era noto più per quella singolare storia delle figurine Panini.

Di cosa si tratta? Del primo scatto in assoluto da quando, nel 1961, l’azienda dei fratelli Panini parte dall’Emilia per conquistare lo Stivale e il cuore di milioni di italiani, soprattutto ragazzini ma non solo. Aprendo una moda, allargando l’immaginario collettivo, portando avanti la sete di sapere e di vedere il calcio in una nazione che ripagava a suon di acquisti. Bruno Bolchi dell’Inter. Il primo è ancora quasi introvabile. Svela egli stesso: “E’ una storia che ho sempre ascoltato con curiosità, ricordo il giorno di quella fotografia. Eppure io quella figurina non ce l’ho tuttora. Diciamo che forse non l’ho neppure mai cercata”. E’ il suo quarto anno all’Inter (in totale 109 presenze e 10 gol), è l’anno delle sue uniche 4 convocazioni in Nazionale, la sconfitta in amichevole con l’Inghilterra a Roma, la vittoria poi contro l’Argentina a Firenze, le due lezioni a Israele durante le qualificazioni per i mondiali del 1962. Bruno Bolchi non vi partecipò. Si perse “la battaglia di Santiago”. Nulla di cui eventualmente vantarsi. Il suo piccolo grande pezzo si storia Bruno Bolchi lo aveva già conquistato.

Luca Momblano

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La lettura più bella è sempre la prossima. Vale anche per lo sport. Sono quasi 40 anni che lo ripeto.

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