David Beckham, l’assassino delle ali
David Beckham, l’assassino delle ali è stato modificato: 2015-11-10 di Paolo Rossi

David Beckham, secondo al Pallone d’Oro nel 1999

Magari il 1999 se lo ricorda più per l’acquisto della famosa casa, così lussuosa e prestigiosa da essere chiamata Beckingham Palace. Del resto, quando si parla di David Beckham, il rischio è che il calcio puro, quello che si fa sul terreno verde e prevede pallone, avversari, porta e tutto ciò che sappiamo, finisca in subordine talmente è elevata la fama di ciò che lui fa ed è fuori dal campo. Quel 1999, in effetti, ha rappresentato il massimo della sua avventura agonistica, con il suo Manchester United che si aggiudica il Treble (Premiere League, Fa Cup e Champions League), aggiungendo sul finire dell’anno anche la Coppa intercontinentale.

Eppure, la sequenza di successi non basta allo Spice Boy per vincere il Pallone d’Oro, le magie brasiliane di Rivaldo incantano più della sua precisione di piede. Che non è per nulla normale, perché i suoi cross tagliati con l’interno sono in gran parte responsabili della scomparsa – o quanto meno della grande crisi – delle ali di ruolo. Con David Beckham non c’è più bisogno di arrivare sul fondo, i palloni lanciati dalla trequarti sono parabole invitanti. Quando poi va alla bandierina, il Manchester United fa festa: sono proprio due suoi corner a determinare l’adrenalinico e straordinario rovesciamento di risultato nei minuti di recupero con il Bayern.

Trascorsi molti anni da quella strepitosa stagione, è curioso verificare come il giudizio su David Beckham continui a essere controverso, sebbene tutti concordino sull’enorme professionalità del giocatore, molto più “vero” della sua immagine patinata. Chissà Beppe Bergomi, all’epoca difensore dell’Inter e adesso opinionista di punta, concorderebbe col giudizio espresso da avversario: “Si estranea dalla gara, poi riappare e mette in area palloni pericolosissimi. E’ bravo, ma non so se in Italia andrebbe così bene”. Da noi arriverà, diviso tra il Milan e gli Stati Uniti, ma forse un po’ troppo tardi.

Paolo Rossi

About Paolo Rossi

Autore e conduttore di programmi su JTV, pensa che il calcio sia un dovere se ti chiami come un campione del mondo. Lavorandoci da anni, ritiene che sia soprattutto un gran piacere

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