Zidane, una leggenda in panchina
Zidane, una leggenda in panchina è stato modificato: 2016-01-08 di Paolo Rossi

Il dovere di stupire di Zinedine Zidane alla prima esperienza da allenatore

Rischia di candidarsi a icona del 2016 la foto di presentazione di Zinedine Zidane, chiamato al nuovo incarico da un Florentino Perez al quale non sono bastati né l’impegno, né la professionalità e neanche le qualità umane riconosciute a Rafa Benitez per non cadere nella tentazione di un cambio di guida tecnica che conferma una volta di più l’essenza del madridismo: non conta solo il risultato obbligatorio della vittoria (e ci mancherebbe altro, vista la bacheca della Casa Blanca). A pesare di più è il modo col quale si raggiunge l’obiettivo e la qualità finora messa in mostra dal Real edizione 2015-16 è evidentemente troppo bassa. Se ci pensate bene, è una situazione non proponibile in nessun altro club del mondo. Perché se si guarda con realismo la situazione e non con realmadridismo, la Liga è ancora tutta in gioco, sebbene in un torneo dove i passi falsi delle big non sono molti non sarà semplice recuperare i pochi punti che dividono i blancos dal Barcellona (2, ma ai blaugrana manca una partita) e 4 dall’Atletico Madrid. Se poi si guarda alla gara che ha segnato l’addio dell’allenatore, il 2-2 di Valencia ha messo in mostra le solite caratteristiche di sempre: i pregi conosciuti (l’altissima qualità dell’attacco, con il gol di Benzema che tra il tacco di James Rodriguez e la sponda raffinata di Cristiano Ronaldo ha evidenziato quanto spettacolo possibile ci sia in una squadra di campionissimi); i difetti accresciuti (Kovacic espulso, a confermare che 40 milioni sono stati un esborso fuori luogo; le distrazioni difensive che hanno persino regalato al Valencia l’opportunità dei 3 punti nel finale, circostanza che avrebbe probabilmente anticipato di qualche ora l’avvento di Zidane). Però, il Real resta uno dei favoriti della Champions League e se in Copa del Rey è uscito per via “amministrativa” con l’incredibile caso dell’utilizzo di un giocatore squalificato forse il più innocente di questa situazione è proprio Benitez.

Perez, Zidane e tutta la sua famiglia. In questa irritualità iconica si possono vedere tanti messaggi, a partire dalla mozione degli affetti di cui in questo momento c’è assoluto bisogno. Niente di meglio che proporre quattro figli che giocano nelle varie formazioni giovanili del Real e suggerire quel che non del tutto sarebbe evidente agli occhi del mondo: Zizou è un patrimonio interamente nostro. Non per anni d’appartenenza, bensì per classe e stile. E’ vero, per molti lui rappresenta l’icona del calcio francese ed è stato comunque un giocatore divenuto importante nella Juventus. Ma nella grande comunità madridista, evidentemente, non è solo l’origine o l’atto di nascita a contare. E Zidane stesso lo sa bene, nel suo linguaggio sintetico, emozionato e a voce bassa non ha altro da dire se non che il Real è il club migliore del mondo, la tifoseria pure (il che, vedendo tanti fischi al Bernabeu in troppe circostanze, non è certamente vero…), non resta che vincere, che per un esordiente è una sfida da far tremare.

Viene da pensare, quasi come un gioco istintivo, a quanti pochi Palloni d’Oro sono stati allenatori (il ruolo più rischioso che ci sia, sottoposto com’è a logoramento quotidiano) e non dirigenti-bandiere del club che li ha visti diventare miti sul campo e che sul campo, ma ai bordi, devono sapere regalare un altro tipo d’inventiva, di personalità, di capacità d’affermazione (mi viene in mente Beckenbauer con la Germania e il Bayern, giusto lui nel calcio moderno). Ma Zidane non sembrava un leader come il Kaiser teutonico, era troppo poco imitabile da chicchessia per esserlo, troppo ombroso e solitario nonostante quei sorrisi improvvisi che illuminavano la perfetta aderenza delle giocate al pensiero che le aveva immaginate. E poi, chissà quanti frequentatori del Bernabeu valuteranno lo spettacolo proposto da adesso in poi non solo con il paragone con la gestione precedente, ma con l’idea che Zizou sapeva esprimere in camiseta blanca.

C’è un gol con il Real nel quale Zidane sembra presentare la summa definitiva del suo repertorio: ruleta, doppiopasso e cucchiaio a tu per tu con il portiere: sono pochissimi i giocatori capaci di regalare tutto questo in una sola azione. Ma la sua particolarità, la sua stupefacente eccezionalità è aver segnato reti incredibili non appartenenti al suo repertorio nelle finali che ha giocato e vinto: i due colpi di testa in Francia-Brasile. Il sinistro al volo in Champions League in Real Madrid-Bayer Leverkusen. E’ esattamente in questa qualità speciale, in questa meraviglia assoluta che è mancato alla Juventus, non l’ha saputa regalare nelle occasioni che contavano e perciò è stato meno amato. La sensazione è che anche stavolta dovrà inventare qualcosa di unico e sorprendente che riesca a regalarci l’idea che lo stupire sia la chiave della sua esistenza.

Paolo Rossi

About Paolo Rossi

Autore e conduttore di programmi su JTV, pensa che il calcio sia un dovere se ti chiami come un campione del mondo. Lavorandoci da anni, ritiene che sia soprattutto un gran piacere

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