Guardiola detta il futuro del Bayern a 5 punte
Guardiola detta il futuro del Bayern a 5 punte è stato modificato: 2015-12-14 di Paolo Rossi

Ecco la corrispondenza tra moduli iperoffensivi e difese annichilenti degli avversari in Champions League. Il Bayern Monaco di Guardiola e le altre big a confronto

Il titolo è forte e non deve passare inosservato. Anche perché quando in una definizione tattica compare il fatidico numero 5 è giusto prenderlo sul serio, che sia la composizione della linea difensiva o i componenti del famoso e insuperabile Brasile dei 5 numeri 10, anche se non si è ancora d’accordo se Pelé e compagni giocassero con un 4-2-4 o un 4-2-3-1, sebbene all’epoca i numeri contassero molto poco e la marcatura a uomo più o meno prevalente in molte scuole calcistiche portasse a parlare di più dei duelli ad personam invece che delle alchimie tattiche. Il titolo è quello di Repubblica del 27 novembre 2015: Guardiola detta il futuro, l’ultima rivoluzione è il suo Bayern a 5 punte.

Il luogo nel quale si è manifestato il prodigio che dovrebbe trasferirci tutto nell’avvenire è l’Allianz Arena e l’occasione è stata la gara che ha visto i tedeschi prevalere 4-0 sull’Olympiacos, ennesima vittima sacrificale di una squadra che non di rado risolve le sue gare come se si trattasse di un una serie di giri di giostra dove la bambolina viene sempre catturata. Ogni tiro, è un gol. E nella partita di martedì sera, è persino capitato che ogni volta che Coman sbagliava la conclusione, puntualmente trovava un compagno pronto a correggere la situazione, che fosse Lewandowski piazzato sulla traiettoria di un tiro debole o Robben abile a correggere di testa uno sghembo del giovane francese, materializzando un assist per un comodissimo tocco a porta vuota del “solito” Muller. Vedendo tanto spreco tradursi in gol e misurando con il cronometro i 20 minuti che erano stati più che sufficienti per sbrigare la pratica con il momentaneo 3-0, è lecito pensare che più uomini offensivi metti insieme – e se poi sono di qualità tanto meglio – più le opportunità per far male all’avversario si fanno concrete, come appunto certifica la sequenza di reti nate da correzioni di errori. Per la cronaca – o forse per la Storia se Repubblica individua con preveggenza uno sbarco nel domani già in atto grazie all’immaginifico Pep – il Bayern si disponeva in campo con un 4-1-4-1 votato all’attacco. Lahm e Rafinha sono due esterni bassi per modo di dire. Vidal davanti alla difesa è una chiave inedita (essendo una mezzala da doppia cifra in fase realizzativa e proponendo un calcio comunque fortemente orientato allo sguardo in avanti). E i 4 dietro al “vero nueve” Lewandowski rispondevano ai nomi di Robben, Muller, Douglas Costa e Coman. Magari potrebbe anche essere descritto come un “normale” 4-3-3, resta il fatto che l’urlo al miracolo del futuro che è già arrivato sta dentro tutto una constatazione: prescindendo da tutti i dati mostruosi proposti dal Bayern di Pep Guardiola (come ad esempio l’aver fatto solo 5 falli nonostante abbia giocato 40 minuti in inferiorità numerica per l’infortunio di Badstuber), quel che più ha colpito è l’attuazione del noto principio per il quale più tu hai la palla e meno subisci dall’avversario. Tradotto in numeri: 8 conclusioni dell’Olympiacos e neanche una volta che si sia centrato lo specchio della porta. Neuer poteva anche mettere il cugino tra i pali, purché il suddetto presenti tratti somiglianti, giusto per riprodurre il carisma.

Prima di porsi la domanda fondamentale – questo Bayern Monaco diventerà un modello come lo è stato il tiki-taka di Guardiola ed è proprio il Pep a dover sempre essere considerato il fenomeno epocale – comportiamoci da modesti analisti e con spirito i ricerca andiamo a verificare la corrispondenza tra moduli iperoffensivi e difese annichilenti degli avversari in questa prima parte di Champions League. Lo strumento che utilizziamo è semplice: guardiamo in quali partite si è vista una squadra ricevere al massimo uno straccio di conclusione che abbia sporcato anche solo un po’ i guanti del proprio portiere e non più degli 8 tiri che i poveri greci hanno comunque effettuato. E poi stop, le conclusioni le lasciamo a voi, al domani e a chi vorrà scriverne le certezze.

L’impresa è riuscita al Psg con il Malmoe (2-0 in un’ora di gioco). Al Real Madrid contro lo Shakhtar al Bernabeu (4-0). All’Atletico Madrid che ha travolto ben più del 2-0 firmato Griezmann un Galatasaray innocuo davanti (nonostante una bella occasione a inizio gara). Al Barcellona nello 0-2 sul campo del Bate Borisov (curioso: al Camp Nou ha concesso qualcosa di più). Al Chelsea nel 4-0 sul Maccabi Tel Aviv, impresa riuscita anche alla Dinamo Kiev in Israele. Al Gent che ha piegato su rigore il Valencia.

Ebbene, ecco i moduli utilizzati dalla squadre virtuose in queste circostanze. Con il 4-2-3-1 il Real Madrid e la Dinamo Kiev; con il 4-3-3 il Psg e il Barcellona; con il 4-4-2 l’Atletico Madrid; con il 3-4-2-1 il Gent. Simile al Bayern il vestito tattico adottato da Mourinho per la goleada d’esordio, con il Chelsea schierato con il 4-1-4-1 con Remy punta e dietro di lui Willian, Fabregas, Oscar e Hazard.

Ma una nota di merito, in questo contesto, ce l’ha anche la Juventus. Segnerà poco la squadra bianconera, ma ancor meno subisce ed è l’unico club ad avere avuto in 2 gare un comportamento irreprensibile nella fase difensiva. Con il Siviglia ha incassato un solo tiro in assoluto: record per la Champions. Il 2-0 definitivo è arrivato solo nel finale, il che la dice lunga sull’organizzazione e la concentrazione di chi sta davanti a Buffon. Copione non molto diverso con il Borussia Moenchengladbach, in uno 0-0 senza reali opportunità da una parte e dall’altra. Due gare che Allegri ha affrontato con la BBC (Barzagli, Bonucci e Chiellini) e che la critica ha variamente interpretato nella lettura del modulo, scrivendo di 3-5-2, 4-3-3 e finanche 4-4-2. A conferma che è più facile “leggere” l’evidenza degli attacchi che i “segreti” delle difese.

Paolo Rossi

About Paolo Rossi

Autore e conduttore di programmi su JTV, pensa che il calcio sia un dovere se ti chiami come un campione del mondo. Lavorandoci da anni, ritiene che sia soprattutto un gran piacere

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