Andreas Christensen, il vichingo della difesa che lavora per il futuro
Andreas Christensen, il vichingo della difesa che lavora per il futuro è stato modificato: 2015-11-03 di Luca Momblano

Da Mourinho alla Bundesliga per puntare ad essere uno dei centrali difensivi del futuro: il danese Christensen sotto i riflettori

 

ANAGRAFICA

NomeAndreas

CognomeChristensen

Data di nascita: 10 aprile 1996

Club: Borussia Monchengladbach (via Chelsea)

Nazionalità: Danese

CARATTERISTICHE

Ruolo naturale: Difensore centrale

Ruolo alternativo: Terzino destro

Ruolo potenziale: –

Punti di forza: Due piedi, la presenza atletica, la buona concentrazione di base, il gioco aereo, la pulizia di calcio nella circolazione, la falcata che gli ha permesso di esordire con Mourinho anche provando a giocare in fascia nonostante il fisico sia assolutamente da centrale difensivo puro.

Punti deboli: I primi due passi sui quali va ancora in sofferenza, la malizia tattica ancora da costruire (spesso Christensen si fa ancora attrarre dal pallone e dai movimenti dell’attaccante che ha di fronte), il corpo a corpo sul quale anche per motivi anagrafici forse è ancora timido, dunque la grinta.

POTENZIALE

Campionato ideale: La Premier lo ha voluto e in Premier troverà il lido ideale. Centrale di posizione e stazza, come piace ancora molto nel calcio inglese nonostante questo si sia ormai evoluto rispetto ai crismi degli anni ’80. In Spagna potrebbe soffrire le richieste più spavalde dei tecnici iberici (diverso sarebbe con un Simeone, per esempio). Nel frattempo l’esperienza in prestito in Bundesliga gli sta dando ragione visti i risultati del suo Monchengladbach dopo il cambio tecnico in panchina e, appunto, il lancio di Christensen tra i titolarissimi. Farà anche una fetta di Champions League giocando in un ambiente senza grosse pressioni. Non certo un male.

Chi ci ricorda: Le movenze di un fisico sul quale c’è ancora molto da lavorare possono ingannare: non sempre coordinato, può richiamare il primissimo Chiellini, quello di Livorno e dei primi mesi da centrale nella Juventus ai tempi della Serie B. In realtà Christensen fa di un certo narcisismo calcistico la sua forza (che non deve diventare una debolezza). Classicamente paragonabile a diversi difensori centrali di matrice scandinava, il ragazzo ha qualcosa del Ranocchia di Bari. Bello, dinoccolato, pulito. Il resto dunque deve ancora venire e Christensen salendo di livello rispetto al Brondby da cui è partito (come grandi connazionali del passato del calibro dei fratelli Laudrup e del portierone Schmeichel) dovrà reggere prima di tutto sotto il punto di vista psicologico.

SEGNI PARTICOLARI

José Mourinho spese una frase importante per lui al momento della conquista della Coppa di Lega 2014/15 in finale contro il Chelsea (gara in cui non giocò e di cui fu MVP il suo maestro John Terry). Il tecnico lusitano disse: “Merito di chi questo trofeo? Siamo una squadra, quindi dico merito di Christensen che contro il Bradford fece una grande partita consentendoci di passare il turno”. Ruffiano o meno, lo Special One fece prendere a Christensen i primi veri titoli dei giornali.

Luca Momblano

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La lettura più bella è sempre la prossima. Vale anche per lo sport. Sono quasi 40 anni che lo ripeto.

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